TEATRO DI PROSA

Compagnia Venturini – De Vita

SUWON HWASONG FORTRESS INTERNATIONAL PERFORMANCE FESTIVAL
June 1 – 10 2001 SUWON ,KOREA
In rappresentazione del Teatro Europeo

Afferma Goldoni:
" Fra tutte le commedie da me signora composte, starei per dire esser questa la più morale, la più utile, la più istruttiva.
Sembrerà un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della locandiera e dirà anzi, di non avere io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa.
Ma chi rifletterà al carattere e agli avvenimenti del Cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute".

SCHEDA TECNICA

GENERE : Commedia Brillante

REGIA: Franco Venturini

Interpreti: Federica De Vita (Mirandolina)
Franco Venturini (Cavalieri Ripafratta)
MaurizioVenturini (Marchese di Forlimpopoli)
Allesandro De Luca (Conte d’ Albafiorita)
Chiara Conti (Dejanira)
Bianca Maria Merluzzi (Ortensia)
Tino Berlino (Fabbrizio)

DURATA SPETTACOLO: Cira due Ore

 

Mirandolina fa altrui vedere come s’innamorano gli uomini. Principia a entrar in grazia del disprezzator delle donne, secondandolo nel suo modo di pensare, lodandolo in quelle cose che lo compiacciono, ed eccitandolo perfino a biasimare le donne istesse.
Superata con ciò l’avversione che aveva il cavaliere per essa, principia a usargli delle attenzioni, gli fa delle finezze studiate, mostrandosi lontana dal volerlo obbligare alla gratitudine: lo serve in tavola, gli parla con umiltà e con rispetto e, vedendo in lui scemare la ruvidezza, s’aumenta in lei l’ardire, dice delle tronche parole ,avanza degli sguadi, e senza ch’ei se ne avveda, gli dà delle ferite mortali.
Il pover’uomo conosce il percorso e lo vorrebbe fuggire, ma la femmina accorta con due lacrimette l’arresta e con uno svenimento l’atterra, lo precipita, l ’avvilisce .
Pare impossibile che in così poco tempo un uomo possa innamorarsi a tal segno: un uomo disprezzator delle donne, che mai ha seco loro trattato; ma appunto per questo più facilmente egli cade, perche sprezzandole senza conoscerle, e non sapendo quali sieno le loro arti, ha creduto che bastar gli dovesse a difendersi la sua avversion, ed ha offerto il petto ignudo ai colpi dell’inimico.
Io non sapeva quasi cosa mi fare al finire degli atti, ma venutomi in mente che coteste lusinghiere donne quando vedono nei loro lacci gli amanti sogliono aspramente trattarli, ho voluto dare un esempio di questa barbara crudeltà, di questo ingiurioso disprezzo con cui si burlano dei miserabili che hanno vinti, per mettere in orrore la schiavitù che si procurano gli sciagurati e rendere odioso il carattere delle incantatrici Sirene.
La scena dello stirare, quando la locandiera si burla del cavaliere che languisce, non muove gli animi a sdegno contro colei che dopo averlo innamorato l’insulta?
Questa è la locandiera: l’incommesurabile apologo d’una delle più luminose e frizzanti civette, che si siano mai viste sulle scene.

LA CRITICA: la locandiera

Il Messagero

 

Compagnia Venturini – De Vita

Di tutti i poeti comici che subirono in Europa l’influenza della Commedia dell’Arte, il più grande e quello che più direttamente ne proviene, fu proprio Molière. Il suo maestro di recitazione e pantomima fu un tale comico italiano detto Scaramuccia, e varie commedie di Molière sono tratte da opere di Plauto (…) A Versailles, per far divertire il re, Molière improvvisa spettacoli ricchi di caricature, farse e recitazione contraffatta per deridere i suoi nemici (…) Ed è proprio dai comici italiani dell’Arte, dalle loro farse e dai loro formulari che Molière apprende la tecnica, ne trae i lazzi, i giochi scenici, le schermaglie, le trovate e le battute.
I personaggi moleriani non sono tanto uomini e donne reali, ma tipi risultanti da una quantità di note violentemente accumulate ed esasperate Silvio D’Amico.
Le malate imaginaire fu rappresentato per la prima volta da Molière il 10 febbraio del 1673, a pochi giorni dalla sua morte.
L’allestimento di Franco Venturini propone una lettura dell’opera secondo i canoni della Commedia dell’Arte: l’intento principale è quello di rendere divertente, pungente e beffarda la messinscena di un’opera che si esalta proprio dall’estrema caratterizzazione dei singoli personaggi. Così, tra farmaci di ogni tipo ed effetti sgraditi di enormi clisteri, prende vita una versione sanguigna e gustosamente plebea del capolavoro francese: un quadretto scenico spassoso e brillante che, caricando i modi e le espressioni, esalta il fine “gioco” della maschera. Il linguaggio scelto è crudo e legato alla quotidianità, i personaggi sono amplificati nei loro difetti e nelle loro poche virtù.
Franco Venturini interpreta un balbettante ed impaurito Argante, incapace di sfuggire all’ossessionante paura di morire, mentre Federica De Vita è la furba Tonietta, la serva intelligente che, grazie alla sua intraprendenza, riuscirà a risollevare le comicissime sorti del suo padrone .

 

SCHEDA TECNICA

GENERE : Commedia Brillante

REGIA: Franco Venturini

Interpreti: Federica De Vita (Tonietta)
Franco Venturini (Argan)
Riccardo Geraci(Notaio M.Boccetta)
Allesandro De Luca ( Cleante)
Chiara Conti (Angelica)
Bianca Maria Merluzzi (Bellina)
Tino Berlino (Tomas)
Maurizio Venturini (Dr Purga)

DURATA SPETTACOLO: Cira due Ore

 


LA CRITICA: Il Malato Immaginario

 

Compagnia Venturini – De Vita

La vedova Scaltra, rappresentata per la prima volta nel 1748, si pone iin un punto di transizione tra le vecchie sgangherate e volgari commedie “Della Commedia dell’arte, e le cosiddette Commedie di carattere, il cui apice è raggiunto dalla locandiera.
La Vedova Scaltra, come anche la precedente Donna di Garbo, risente ancora (afferma Goldoni) del cattivo Teatro della commedia dell’arte ciò spiega in questa opera la presenza di Arlecchino e i comportamenti caricati, propri appunto della Commedia dell’Arte ; sempre Goldoni afferma che “questa è una commedia fatta di riso, senza l’intrusione di comportamenti romanzeschi …non un capolavoro ma la rappresentazione realistica della vita del 700”….così come è realistica la rappresentazione del personaggio femminile visto come leader sociale (sostituito a Pantalone come nuovo eroe positivo).
Ciòè dettato, oltre che dalla simpatia di Goldoni per la finezza d’intuito e per la duttilità del sesso femminile, anche da “un’adesione di gusto alla rivalutazione della donna svolta in questi anni dalla pubblicistica veneziana di tendenza illuminista “. A Venezia i pericoli fanno uscire articoli di adesione al nuovo ruolo della donna nella moderna società civile, che Goldoni battezza “Donna di spirito”.
Guardando la vedova scaltra bisogna sempre ricordare che Goldoni non è stato un pittore di maniera del 700 veneziano, ma l’affrescatore di una società vitale ricca di contraddizioni che si presta perfettamente alla rappresentazione di caratteri veri ed immediatamente tratti dalla natura, nei loro aspetti più appariscenti.
Tornando ad oggi, possiamo fare alcune considerazioni :La lingua italiana siè modificata nel tempo ,ragione per cui molte parole ancora oggi in uso hanno perduto il significato che avevano nel 700 acquisendone altri;per es.il verbo “amare “molto spesso veniva impiegato per “desiderare”, ”piacere “, fare all’amore. I comportamenti, pur nella diversità delle epoche, sono sempre gli stessi .Il 700 è un secolo di liberi costum, di cicisbei, cavalier serpenti e libertini. Anche nel 700, come in tutte le epoche, le donne hanno fatto ricorso ad ogni mezzo per creare ad accrescere il loro fascino.

 

SHEDA TECNICA

GENERE : Commedia Brillante

REGIA: Franco Venturini

Interpreti: Federica De Vita (Rosaura )
Franco Venturini (Arlecchino )
Riccardo Geraci(Monsieur Le Blaun)
Chiara Conti (Eleonora)
Bianca Maria Merluzzi (Marionette)
Tino Berlino (TConte di Bosco Nero)
Maurizio Venturini (Don Avaro di Castiglia)

DURATA SPETTACOLO Cira due Ore

 

 

Critica : La Locandiera
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Un classico della drammaturgia Italiana, per la regia di Franco Venturini e con Federeica De Vita, splendida interprete di Mirandolina, l’astuta locandiera che esprime mirabilmente l’intelligenza e l’autonomia della donna del settecento, uno di que rari personagg, che diventano esempio di una condizione esistenziale, che supera il proprio tempo. Regista attore di talento, Franco Venturini ha elaborato un’approfondita analisi di questo testo sottolineandole, oltre all’indiscutibile attualità la caratterizzazione dei personaggi goldoniani, magistralmente interpretati dagli allievi dell’Università dello spettacolo.
Il Risultato di questo attento studio è un allestimento passionale e vivace, in cui i personaggi, in particolar modo il marchese di Forlipopoli e il cavaliere di Riprafratta, sono caratterizzati al di sopra della righe.
Il ruolo di Mirandolina viene invece esaltato e analizzato nei suoi aspetti più importanti .Femmina nel senso più goldoniano del termine, così afferma Venturini Franco a essa, l’incommensurabile apologo d’una delle più luminose e frizzanti civette, che si siano mai viste sulla scene.

Rita Pomponio (Roma)

Chi, dopo aver visto a teatro “La Locandiera “ma non quella di Franco Venturinipensasse di aver risolto ogni problema riguardo alla conoscenza dell’opera di Goldoni, si sbaglierebbe di grosso.”Locandiera” non uguale a “Locandiera”. E chi ha stabilito, che i personaggi di questa mirabile commedia debbano essere leziosi,”da minuetto”e non invece ben caratterizzati,diversi da noi moderni solo per i costumi e non certamente per i sentimenti e le passioni? La rilettura è opera di Franco Venturini che si avvale della straordinaria interpretazione di Federica De Vita giovane attrice di assoluto talento.
L’allestimento, in collaborazione con l’università dello spettacolo di Roma, si basa su una approfondita analisi del testo,allo scopo di definire i caratteri dei vari personaggi.
Il risultato è questo: Il Marchese di Forlimpopoli e le due comiche (le loro battute sono illuminanti ) sono fortemente caratterizzati.Il conte D’albafiorita e Fabrizio rientrano invece nella norma di personaggi molto ben costruiti, ma senza particolari caratterizzazioni, tranne quelle per loro costruite dalla regia.Il cavaliere di Ripafratta è anch’egli sopra le righe :misogino com’è non potrebbe essere altrimenti e la sua funzione è quella di bilanciare in “Tragicità”la comicità del marchese.Mirandolina è un caso a se stante: è femmina nel senso più goldoniano del termine, capace di cangiarsi e di trasformarsi a seconda dell’uomo che incontra, senz’altro scopo che quello di dominarlo, di ridicolizzarlo e di sfruttarlo.
Probabilmente è incapace di amare e infatti sposa Fabrizio per convenienza .
Mirandolina, come più le conviene, è fredda, lucida, calcolatrice, astuta, adorabile e profittatrice; servizievole, imprevedibile e irascibile, ma in nessun momento della commedia è innamorata .
Ultimo, ma non ultimo, e anche comica.

Enrico Pro (Ciociaria Oggi)

Ci sono classici, che non si finiscono mai di apprezzare, sempre attuali, piacevoli, sorprendenti, sono questi i primi pensieri che vengono alla mente dopo aver visto al Teatro D’Oggi “la locandiera “ di Goldon, testo celebratissimo della drammaturgia italiana, ma ancora oggi in grado di interessare lo spettacolo più esigente. Aportarla in scena per la regia di Franco Venturin, sul palco anche nelle vesti del cavaliere di Ripafratta, sono Federica De Vita, Bianca Maria Merluzzo, Tino Berlino, chiara Conti, Raffaele Braia. La lettura proposta da Franco Venturini sottolinea abilmente la forza esuberante di un’opera ironica, a tratti beffarda, ma sempre e comunque pungente; la messinscena punta molto su un’efficace caratterizzazione dei singoli ruoli, tutti di spessore e ben delineati psicologicamente. Il risultato è un allestimento sanguigno, dai tempi veloci, in cui si puo cogliere la spregiudicata essenza della locandiera: una miscela espolsiva di seduzione e astuzia, a cui nessuno è in grado di resistere .Il merito va all’interpretazione di Federica De Vita, gradevolissima sulla scena ed abile nell’orchestrare le trame intessute dall’eroina goldoniana, una delle più interessanti del nostro teatro.Monolitica nei sentimenti, accorta nei gesti e nelle azioni, Federica De Vita concretizza le numerose e subdole strategie usate dalla locandiera, per catturare anche il cuore dell’uomo più riottoso.

Annalisa Venditti
Italia Sera
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“Una frizzante civetta sulle scene goldoniane “
Il 1735, l’anno de la Locandiera, segna una nuova festa, la più intesa e la più importante sul piano dei risultati artistici,nella storia dell’attività teatrale di Carlo Goldoni :L’arte del commediografo veneziano è caratterizzata da una fantasia comica, in cui gli spunti realistici si dissolvono in toni farsesch, a volte patetici, di rado satirici.Le favole sceniche, sia d’ambiente sia di carattere, si sviluppa su trame leggere, intessute d’intrighi, di equivoci, di pettegolezzi, di manie, di capricci e nutrite di un fondamentale ottimismo, in cui si riflettono lo spirito dell’età illuministica e razionalistic . Ogni litigio e ogni contrasto finiscono sempre per comporsi felicemente: il vizio viene costantemente punito e la virtù premiata.
Queste caratteristiche sono presenti anche ne “la locandiera “ per la regia di Franco Venturini e l’interprazione magistrale molto ben calibrata, nel ruolo di Mirandolina ,di Federica De Vita .La Piace, originariamente in tre atti, stata ridotta per questo allestimento a due. La vicenda, come si sa, si svolge in una locanda di Firenze, dove il Marchese di Forlimpopoli e il conte di Albafiorita si contendono i favori della bella mirandolina, frizzante civetta, l’uno forte della sua nobiltà, l’altro della sua ricchezza . Nemico delle donne si proclama, al contrario il cavaliere di Ripafratta, per cui la locandiera, piccata, si impegna a farlo innamorare.
La commedia è costruita e condotta con rara perfezione nella caratterizzazione dei personaggi, nell’adattamento del dialogo e nel taglio delle scene. Mirandolina è la più mirabile espressione della femminilità trionfale e certo uno dei personaggi più vivi, che sia mai stato apparso sulla ribalta, e l’attrice Federica De Vita la interpreta alla perfezione, senza stonature e sbavature.
L’allestimento curato da franco venturini, che interpreta in scena il personaggio del cavaliere di Ripafratta, si basa su una approfondita analisi del testo, per meglio definire i caratteri dei vari personaggi. Il marchese di Forlimpopoli (interpretato da Raffaele Braia) e le due comiche, Ortensia e Dejanira (rispettivamente interprete da Bianca Maria Merluzzi e Chiara Conti)sono personaggi particolarmente caratterizzati sopra le righe ,dotati invece di poche caratterizzazioni,anche se importanti nel contesto ,il conte D’Albafiorita (Alessandro De Luca) e Fabbrizio(Tino Berlino ).
Completano il cast della Piece la sartoria Viasistina, che ha curato i costumi, e Giancarlo Palombo che ci ha regalato una magnifica scenografia.

Giancarlo Leone (Visum)

Eliminando la distanza tra personaggio e spettatore, Venturini riesce a dimostrare che, al di là dei diversi linguaggi, delle epoche e dei costumi, gli uomini si identificano con gli uomini e sono vittime delle stesse passioni Il Risultato è un allestimento sanguigno e vivacissimo, in cui il ruolo centrale di Mirandolina, grazie alla spendida interpretazione di Federica De Vita, viene esaltato e analizzato nei suio aspetti Importanti.

L.C. (Corsera)

Allestimento vivacissimo e lontano dalle atmosfere sospese e delicate, che vengono spesso attribuite all’opera. Il Ruolo centrale di Mirandolina, affidato alla giovane e carismatica Federica De Vita, è lontano dalla interpretazione esangue, che spesso contradistingueil personaggio.

Alberto Vinci

………………. Viene messa in risalto soprattutto la vis comica e l’attualità dell’indipendente figura centrale femminile, Mirandfolina, cui presta cuore e volto la brava Federica De Vita.

Karem Aquino

 

Critica: Il malato Immaginario
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La compagnia Venturini De Vita propone di questo capolavoro una piacevolissima lettura, secondo i criteri della commedia dell’arte .L’inevitabile lieto fine cala sullo scenario di un’ opera divertente, pungente, beffarda, e dall’atmosfera gustosamente plebea.
Annalisa Venditti (Italia sera).

Una dissacrante parodia domestica lo spettacolo Il malato immaginario proposto dall’attore regista Franco Venturini, che ha scelto un linguaggio quotidiano crudo e sarcastico …si diverte il pubblico alle insistenti colorite battute sui clisteri e i loro effetti.

Tiberia De Matteis (Il Tempo)

Ha scelto il modo più difficile per mettere in scena una commedia apparentemente facile; Franco Venturini si cala nei panni dell’ipocondriaco Argan dando vita a un personaggio spaventato e balbettante. Il suo Argan si muove insicuro tra un clistere e un sonoro peto.
Urla, gesticola, si lagna come un bambino in cerca di Attenzioni.Tutto è amplificato in Molière;Federica De Vita è una brillante Tonietta, la serva ciarliera e impicciona. I suoi enormi zoccoli calcano pesantemente il palco; tiene testa al petulante malato con l’arroganza e l’ingegno di chi sa il fatto suo .Argan approfitta delle proprie paure per entirsi il despota assoluto e non tollera ordini ,se non per bocca dei medici.La malattia è solo un pretesto per essere vezzeggiato; una maniacale ossessione, che diventa un male necessario.
Così, nel segno di Molière, Venturini ci restituisce un Argan imprigionato nel suo stesso corpo, che la malattia ha trasformato in perfido carceriere.

Gianmarco Merlo (Qui Italia)


Expo Teatro Camelot Valentino Berlino 06/823570 - 330 835476